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35 mm: Technirama |
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Nel 1957 anche la Technicolor decise di introdurre un sistema per il grande schermo. Contraria all'utilizza del 70mm, voleva qualcosa che fosse compatibile con le attrezzature 35mm già esistenti così da essere facilmente adattato alle sale. |
Il VistaVision sembrava la soluzione vincente: pellicola standard 35mm e macchine da presa e proiettori da modificare solo in maniera marginale. In più, con l'aggiunta di una lente anamorfica con compressione 1,5x1 si sarebbe potuto avere un rapporto 2,35x1 uguale al CinemaScope e quindi compatibile con le sale che lo avevano adottato.
Vennero modificate le gloriose macchine da presa three-strip della Technicolor che negli anni '30 avevano fatto la storia del cinema filmando capolavori come Via col Vento (1939), furono adottate le lenti anamorfiche della Panavision, si optò per un audio magnetico stampato sulla pellicola e gli si diede il nome di Technirama.
Era però un sistema molto costoso. Non solo utilizzava il doppio della pellicola 35mm rispetto ad un normale film, ma utilizzava anche macchine da presa vecchie, romorose ed ingombranti. Anche se la qualità delle immagini proietatte era superiore a quella del CinemaScope, non lo era abbastanza da fare la differenza al botteghino. Inoltre se qualche produttore fosse stato interessato ad un negativo più ampio per il proprio film avrebbe sicuramente utilizzato il più famoso VistaVision.
La Technicolor si trovava quindi di fronte ad un sistema costoso che non era riuscito ad imporsi sul mercato; ritornò quindi sui suoi passi riguardo al 70mm e sviluppò il Super Technirama 70.
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