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Progettata dall'arch. Giancarlo Marzorati, Arcadia è stata la prima struttura in Italia ad introdurre il concetto di multiplex, cioè uno spazio polifunzionale il cui fulcro rimane però sempre la sala cinematografica. |
Vista dall'esterno Arcadia si presenta come un colosso architettonico, più volte paragonato a una moderna cattedrale. |
Lo spettatore è coinvolto in un ambiente dotato di una forte identità fin dall'esterno della costruzione, dove viene accolto da un lungo porticato che circonda tutta la struttura, lasciando scoperta solo l'enorme vetrata che cinge il grande atrio e che, metafora dello schermo, proietta all'esterno la vita che scorre dentro la sala. |
Arcadia è strutturata su tre livelli architettonici e il percorso che lo spettatore compie, dall'ingresso alla sala, coincide con i tre diversi momenti che lo allontanano dalla realtà esterna e lo accompagnano nel film. |
Il primo livello è dato dal grande atrio al pianterreno, il quale, al di là dei servizi che offre (casse, bar, libreria, spazio espositivo, spazio bimbi), è un luogo di incontro e di scambio, quasi una moderna agorà: è l'enorme spazio comune che si vive e si attraversa prima e dopo lo spettacolo, è la Realtà da cui si parte e a cui si arriva dopo aver vissuto la Finzione del film.
In questo ambiente prevalgono il colore bianco delle pareti e del pavimento in marmo e la luce è data dagli alti tubi luminosi disposti lungo la grande vetrata che domina la parte più ampia dell'atrio. Sono speciali lampade a tubo create dalla 3M con un sistema innovativo. Una particolare pellicola OLF (Optical Lighting Film) trasporta la luce emessa da un'unica fonte lungo tutta la lunghezza del tubo.
Dal pianterreno sono in funzione un ascensore panoramico e due scale mobili che portano lo spettatore al piano superiore dove si trovano gli ingressi delle cinque sale. La loro disposizione non è casuale: i colori caldi (rosso per il Fuoco e ocra per la Terra) sono da un lato mentre, opposti ad essi, si trovano quelli freddi (verde per l'Acqua e blu per l'Aria); tra di loro, speculare all'enorme vetrata dell'atrio si trova la sala Energia (bianco).
Giunti al piano superiore, nello spazio antistante le sale, ci si trova immersi in un nuovo ambiente. Qui la luce inizia ad attenuarsi; rispetto alla luminosità dell'atrio, domina il nero delle pareti e del pavimento. L'occhio dello spettatore viene preparato ad affrontare il buio della sala grazie ad un fascio di luce blu che circonda tutto il piano, unica fonte di illuminazione di questo livello.
Un elemento fondamentale è dato dalle cabine di proiezione, rese visibili al pubblico da vetrate; lo spettatore può così vedere come è fatta una pellicola cinematografica (da 35mm, 70mm e proiettore digitale) o come "gira" una bobina sul proiettore.
Si tratta di una scelta finora unica in Italia, che permette di coinvolgere lo spettatore in un aspetto fondamentale dello spettacolo cinematografico che finora gli era stato precluso: vedere il film non solo come immagine proiettata sullo schermo, ma anche come supporto materiale dell'immagine stessa.
Ci si prepara a farsi coinvolgere dalla magica macchina del cinema e nello stesso tempo si vede svelato il suo funzionamento. Varcato l'ingresso prescelto si entra in sala e qui, alla terza tappa del percorso, si viene a contatto con il buio e l'illusione: la sala scompare e lo schermo diventa protagonista.
Da un punto di vista architettonico l'accesso alle sale al piano superiore si dimostra funzionale ad una migliore gestione del flusso del pubblico che, oltre all'itinerario metaforico che abbiamo descritto e segnato dal passaggio luce-Realtà al buio-Illusione, segue così un percorso ben preciso.
L'ingresso e l'uscita hanno due passaggi separati: chi è in possesso del biglietto accede al piano superiore e da qui entra in sala solo nel momento in cui questa è stata completamente svuotata; dopo la proiezione il pubblico viene fatto accomodare all'esterno delle sale attraverso un passaggio che riporta nell'atrio del piano terra. Queste soluzioni, apparentemente banali, diventano una necessità nel momento in cui ci si trova a dover gestire un elevato numero di persone. La differenziazione dei percorsi offre quindi molti vantaggi, permettendo di frazionare gli ingressi e di gestire separatamente ogni singola proiezione. Il controllo razionale delle entrate e delle uscite inoltre consente di avere un margine di tempo per pulire la sala tra uno spettacolo e quello successivo: offrire sempre allo spettatore le migliori condizioni possibili è una delle caratteristiche di Arcadia e la pulizia fa parte di queste.
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